Canarino All Black – selezione dell’ALL BLACK (i fattori di incremento)

Come anticipato, intraprendo la trattazione della “selezione genetica” parlando del canarino ALL BLACK, sottolineando come la selezione, nella Canaricoltura di Colore, sia una costante scoperta. Essendo partiti da quattro tipi base, attraverso gli anni si sono verificati parecchie mutazioni, o più semplicemente, diversi fenotipi a cui sono stati associati degli standard di eccellenza, per cui abilitati ai concorsi espositivi.
Con la manifestazione dell’ALL BLACK, tuttavia, è incominciata una nuova evoluzione, come fosse una nuova era. Anche se è collocabile tra gli ultimi fenotipi raggiunti, esso ha un potere stravolgente che andrò a valutare man mano che mi addentro nella trattazione. Come anticipato, non sono specializzato in genetica, ma la pratica della Canaricoltura di selezione comporta l’attenzione verso le manifestazioni esteriori che sono la rappresentazione eloquente del latente genotipo. Di interessante, con l’ALL BLACK, oltre alla bellezza che è la strada per ottenere il tanto ricercato Canarino Tutto Nero, si è sperimentato come sussista un ulteriore comportamento genetico che è determinato dai “fattori di incremento”. È una conquista, una sorprendente nuova conquista, perché dimostra come i processi di produzione delle melanine non siano effetti controllabili, o meglio lo controlliamo se vogliamo restare dentro dei costrutti, definiti dalle linee degli “standard”.
È possibile stabilire come il processo della produzione delle melanine sia la risultanza di due componenti: una produzione quantitativa, collegabile ad una qualitativa. Va da sé intuire che per quest’ultima ci si può dedicare alla selezione della migliore purezza delle melanine, ed essendone due, nello specifico si parlerebbe di eumelanine, nera e marrone. Per ottenere il miglior risultato di rifrazione lucida è preferibile tentare di selezionare la eumelanina nera in purezza, evitando interferenze ottiche con la marrone che, di contro produce un maggiore assorbimento della luce, per cui un effetto opaco. Ma, l’esperienza ci suggerisce che per arrivare, almeno in uno step iniziale, al Canarino Tutto Nero è consigliabile seguire la selezione quantitativa di entrambe le melanine, così da forzarne la distribuzione e la profondità del colore, andando ad estendere la distribuzione sulle aree più ampie possibili del mantello. La prima deduzione sulla possibilità di estendere la distribuzione su aree più estese ci balenò dall’analisi attenta dei mosaici che hanno, come caratteristica, delle zone di elezione privilegiate per il lipocromo. Il fatto che tali aree venissero coperte dalle melanine ha già dimostrato che è possibile andare oltre, soprattutto perché si è capito che le melanine si localizzano sulla parte superiore della piuma, e da qui si è ottenuto sempre di più, andando a privilegiare quegli esemplari che palesavano suddetta prelazione. Quindi, non tutti gli esemplari sono predisposti a tale raggiungimento, e questa considerazione ha fatto intuire che con tale selezione mirata si andassero ad isolare dei geni che favoriscono il processo di maggiore melanizzazione. Parliamo appunto di “fattori di incremento”.
Grazie per l’attenzione


Alex Montanaro

Canarino All Black

Vorrei incominciare a parlarvi di genetica, non di quella universitaria, ma più semplicemente quella che muove i fili e si nasconde dietro i fenotipi dei nostri meravigliosi animali.

Certo, potrei mettermi a studiare tomi su tomi, ma credo che uno degli aspetti più importanti e da cui voglio iniziare il discorso sia proprio la VISTA.

D’accordo tutti la possediamo in dono, se la sfortuna non ci ha penalizzato… ma una domanda sorge spontanea: vediamo tutti alla stessa maniera?

Sicuramente è un discorso complesso eppure sono convinto che davanti ad un colore, una rifrazione, un bagliore, la vista dei dettagli non è uniforme, non è omogenea, non è per tutti alla stessa maniera. Ma cosa c’entra ciò con la genetica dei canarini. Probabilmente non molto, ma mi occorre per spiegare che tante sfaccettature dei fenotipi sono strettamente legati a ciò che vediamo. Per cui, tralasciando la genetica accademica, posso dirvi che mi appassiona trovare delle risposte attraverso i fenotipi, che in verità non sono altro che la trasparenza del genoma di cui un canarino si compone.

Quando è nato nel nostro allevamento la denominazione ALL BLACK, questa era un processo avviato già da alcuni anni prima, perché l’occhio ci suggeriva che la genetica di quegli esemplari avesse qualcosa di diverso, esattamente qualcosa in più per poter arrivare chissà dove. In tutta onestà, nel nostro allevamento gli occhi sono quattro, perché credo di aver ereditato abbastanza da mio padre. Poi, improvvisamente sono diventati sei, perché si sono aggiunti quelli di quel tizio che noi preferiamo chiamare Maestro (omissis, ma tanto sapete chi è). 

E così è incominciata l’avventura che altro non era che un’esperienza basata su dei dettagli minuscoli, talvolta esattamente delle sfumature o effetti di luce e controluce.

Incomincerò la mia trattazione sulle selezioni e sui fenotipi partendo proprio da questo presupposto: ALLENATE L’OCCHIO AD OSSERVARE e magari chiedete a chi è con voi se vede la medesima cosa, esattamente quella sfumatura, quella particolare rifrazione ottica, sono tutti indizi che servono alla nostra disciplina, alla nostra ricerca, sia che allevate per diletto o per finalità sportive. Oppure che vogliate cimentarvi nella ricerca di qualcosa di innovativo o semplicemente di diverso.

Vi ricordo che l’aspetto sostanziale dell’ornitologia sportiva viaggia sui concorsi, ma alla lunga crea un gioco statico e ripetitivo, un concorso che l’indomani non ha più senso perché già si pensa al prossimo, ed è bello anche così.

Ma, vuoi mettere il partire da un’intuizione, incominciare un percorso che non sai dove conduce, soltanto guidati dagli occhi, ed arrivare a dire: “questi esemplari sono diversi, non sono il Nero classico, o l’evoluzione di essi. Hanno qualcosa in più, per distinguerli li chiamiamo ALL BLACK, tanto per distinguere due strade”.

Ci lavoriamo per più di un decennio, e adesso nel mondo intero si dice: “ALL BLACK”, riferendosi esattamente ad un’originaria intuizione.

Tra poco vi parlerò proprio di ALL BLACK, ma voi ricordatevi di allenare la vista perché non tutto quello che appare Nero è uniformemente Nero.

Come anticipato, intraprendo da questo punto la trattazione della “selezione genetica” parlando del canarino ALL BLACK, sottolineando come la selezione, nella Canaricoltura di Colore, sia una costante scoperta. Essendo partiti da quattro tipi base, attraverso gli anni si sono verificati parecchie mutazioni, o più semplicemente, diversi fenotipi a cui sono stati associati degli standard di eccellenza, per cui abilitati ai concorsi espositivi.

Con la manifestazione dell’ALL BLACK, tuttavia, è incominciata una nuova evoluzione, come fosse una nuova era (ne parleremo nei prossimi interventi). Probabilmente, è l’ultimo arrivato (parlo di fenotipo, perché a proferire di mutazione si scatena sempre un pericolo, come andare a mettere le mani in un nido di vespe). Infatti, anche se è collocabile tra gli ultimi fenotipi raggiunti, esso ha un potere stravolgente che andrò a valutare man mano che mi addentro nella trattazione. Come anticipato, non sono specializzato in genetica, ma la pratica della Canaricoltura di selezione comporta l’attenzione verso le manifestazioni esteriori che sono la rappresentazione eloquente del latente genotipo. Di interessante, con l’ALL BLACK, oltre alla bellezza che è la strada per ottenere il tanto ricercato Canarino Tutto Nero, si è sperimentato come sussista un ulteriore comportamento genetico che è determinato dai “fattori di incremento”. È una conquista, una sorprendente nuova conquista, perché dimostra come i processi di produzione delle melanine non siano effetti controllabili, o meglio lo controlliamo se vogliamo restare dentro dei costrutti, definiti dalle linee degli “standard”. 

È possibile stabilire come il processo della produzione delle melanine sia la risultanza di due componenti: una produzione quantitativa, collegabile ad una qualitativa. Va da sé intuire che per quest’ultima ci si può dedicare alla selezione della migliore purezza delle melanine, ed essendone due, nello specifico si parlerebbe di eumelanine, nera e marrone. Per ottenere il miglior risultato di rifrazione lucida è preferibile tentare di selezionare la eumelanina nera in purezza, evitando interferenze ottiche con la marrone che, di contro produce un maggiore assorbimento della luce, per cui un effetto opaco. Ma, l’esperienza ci suggerisce che per arrivare, almeno in uno step iniziale, al Canarino Tutto Nero è consigliabile seguire la selezione quantitativa di entrambe le melanine, così da forzarne la distribuzione e la profondità del colore, andando ad estendere la distribuzione sulle aree più ampie possibili del mantello. La prima deduzione sulla possibilità di estendere la distribuzione su aree più estese ci balenò dall’analisi attenta dei mosaici che hanno, come caratteristica, delle zone di elezione privilegiate per il lipocromo. Il fatto che tali aree venissero coperte dalle melanine ha già dimostrato che è possibile andare oltre, soprattutto perché si è capito che le melanine si localizzano sulla parte superiore della piuma, e da qui si è ottenuto sempre di più, andando a privilegiare quegli esemplari che palesavano suddetta prelazione. Quindi, non tutti gli esemplari sono predisposti a tale raggiungimento, e questa considerazione ha fatto intuire che con tale selezione mirata si andassero ad isolare dei geni che favoriscono il processo di maggiore melanizzazione. Parliamo appunto di “fattori di incremento”.

Grazie per l’attenzione

Alex Montanaro 

L’importanza di partecipare alle esposizioni ornitologiche con spirito sportivo

Rivolgo questo scritto a tutti i giovani allevatori che si stanno avvicinando al nostro hobby, in quanto i veterani già sapranno come comportarsi e molti ahimè non lo fanno con lo spirito che vi descriverò in questo articolo, fortunatamente tanti altri sì ed è da quelli che dovrete prendere esempio. 

Partecipare ad una “mostra ornitologica” è come partecipare ad un concorso di bellezza solo che a valutare e decidere questa bellezza non è chiamata una intera giuria ma ci saranno al massimo uno o due giudici che giudicheranno il o i vostri soggetti attenendosi a dei criteri di giudizio stabiliti e dettati da uno standard scritto e preciso per ogni razza. 

Questi giudici fanno un corso, anche faticoso, (io feci solo la teoria e dovetti abbandonare per motivi personali e per questo posso garantirvi che è duro e non è per sentito dire) per arrivare ad avere un tesserino nel quale è scritto “Giudice FOI” o di altra federazione, l’allevatore prima di diventare giudice è chiamato a superare esami sia teorici che pratici per essere abilitato dalla sua federazione a “giudicare” e tutto ciò rende il suo giudizio insindacabile. 

Quando esponete i vostri soggetti voi non siete i soli partecipanti ma concorrerete insieme a molti altri, quindi ricordatelo non siete i soli a concorrere per la vittoria, partiamo quindi con il rispetto per l’avversario. 

Ma chi è prima di tutto l’avversario? 

L’avversario nel nostro caso è un altro allevatore che fa gli stessi nostri sacrifici, paga come noi per partecipare alle mostre ornitologiche, si fa i nostri stessi chilometri per parteciparvi e anche se noi siamo i campioni del mondo ed lui è l’ultimo arrivato, magari quell’anno per fortuna, per caso o per bravura questo allevatore, meno noto, riesce a fare un risultato superiore  al nostro e ci batte, ecco ragazzi, invece che inveire contro i giudici per un giudizio secondo voi sbagliato dovete soltanto fare i complimenti a chi riesce a battervi, perché anche se a nostro modo di vedere il giudizio è stato sbagliato, se ne può discutere in maniera pacifica senza far rumore, così da non alimentare le fatidiche voci nei corridoi delle mostre, perchè alla fine stiamo parlando di mostre di canarini, non di diamanti, ed questa è la sportività che si deve avere in un hobby. 

Purtroppo tanti allevatori bravi, e ancor più grave meno bravi, non tollerano le sconfitte e iniziano a insultare i giudici, ignorando completamente che questo servizio è gratuito e che questi signori lasciano le famiglie per giudicare dei canarini e giudicano quello che vedono. Se per esempio il “vostro campione” a casa si mostra benissimo, può darsi che in quei 3 minuti di giudizio si comporti male, magari restando sul fondo, mostrandosi irrequieto, un canarino si deve mostrare calmo e ben adattato alla gabbia ed essere pulito, è la prima regola da tenere presente, quindi anche se bellissimo ma in “quei 3 minuti” non si mostra come dovrebbe la colpa non è assolutamente del giudice, può darsi che appena ritorna sulla cavalla riappaia il più bello del mondo, ma non lo è stato in fase di giudizio, quindi purtroppo ha perso la sua occasione ed giudicarlo dopo non è più possibile. 

Quindi tenete ben presente la fase di giudizio dura molto poco e quindi non solo serve che il vostro soggetto sia tipico e bello ma che sia anche bravo a farsi osservare per quello che è, questo serve a fare un campione. 

Se quel giudice ne ha davanti uno meno bello, ma comunque bello, in una caratteristica ma molto più adattato alla gabbia magari premierà anche questa parte del lavoro dell’allevatore, e magari gli stessi canarini giudicati dopo un’ora, cambiando atteggiamento avrebbero punteggi diversi nel bene e nel male. 

Quindi partecipate sereni, certo con l’ambizione di vincere, ma accettate il giudizio dei giudici senza creare discussioni inutili nei corridoi delle mostre e soprattutto sui social, basta tener presente che si devono mostrare al giudice in 3 minuti e a volte non lo fanno, magari alla mostra dopo sì e cambia il giudizio. 

Esiste il ricorso, come esistono i giudici in malafede (pochissimi) quindi chi pensa di essere stato palesemente danneggiato può fare delle foto e utilizzare questo mezzo, in silenzio e senza dire niente a nessuno, e se avete ragione la federazione vi assicuro che prenderà i dovuti provvedimenti disciplinari per chi ha sbagliato palesemente. 

Il chiacchiericcio non serve a nulla e non serve a nessuno, soprattutto in questo momento delicato per l’ornitologia italiana. 

Bisogna saper perdere, anche nel calcio a volte si perdono partite per errori palesi dell’arbitro, ma si perdono e basta, e l’arbitro verrà ammonito, ma non si ripete la partita, quindi, non serve a nulla protestare. 

La sportività si sta perdendo sempre di più perché si devono “vendere i canarini”, anche io li vendo non li mangio, ma gareggiare non significa sempre primeggiare, significa anche essere umili e accettare le sconfitte anche dolose reagendo sempre con signorilità. 

Pullì Domenico (Dodò) 

Il canarino Jaspe

L’ORIGINE, LA GENETICA SELEZIONE E LO STANDARD DI VALUTAZIONE DEL CANARINO JASPE 

Storia e selezione del Jaspe 

Il gene mutato cui è stato dato il nome Jaspe non ha fatto la sua comparsa nel canarino di colore, ma si è manifestato per la prima volta, alla fine degli anni ’80, nel Lucherino europeo (Carduelis spinus). In seguito la mutazione è stata traslata al Cardinalino del Venezuela (Carduelis cucullata) e da questi al Canarino di colore. Il merito di aver originato il Canarino Jaspe va equamente attribuito a un italiano e due spagnoli. Il primo vanta sicuramente il primato di aver ottenuto i primi esemplari, trasferendo la mutazione sul tipo Nero. Egli è Riccardo Rigato, veterinario e apprezzato giudice internazionale I.E.I.. 

Il suo progetto selettivo ha avuto inizio già nel 1999, con l’accoppiamento tra un Cardinalino del Venezuela mutato maschio, diluito singolo fattore e una femmina Nero rosso mosaico. I risultati non sono stati però favorevoli poiché sono nate solo femmine, non feconde rispetto ai maschi F1 derivanti da simili accoppiamenti. Nel 2000 è stato ripetuto l’accoppiamento e sono giunti i primi maschi F1. Nel 2001 sono stati ottenuti gli R1 e nel 2002 gli R2. Subito dopo gli allevatori spagnoli Jose Antonio Abellan e Guillermo Cabrera, partendo dal Lucherino Testa Nera (Carduelis magellanicus) ove pure è stato traslato, hanno avviato il processo selettivo conseguendo ottimi risultati in breve tempo, consentendo agli organismi tecnici spagnoli (coordinati anche dal giudice Emilio Tarraga) di poter avviare il tortuoso corso che consente il riconoscimento della mutazione in ambito internazionale. La mutazione esiste sotto forma di semplice diluizione (S/D) e doppia diluizione (D/D), riconosciuta solo la prima nei tre tipi base. 

Il riconoscimento del Jaspe 

L’ultima fase della procedura che ha decretato l’ammissione dello Jaspe nell’ampio panorama della specializzazione dei canarini di colore è stata espletata a gennaio del 2014, a Bari, nel corso del 62° Campionato Mondiale di Ornitologia. Una speciale commissione composta dai giudici internazionali Salvatore Oddo (Italia), Bernard Desaegherì (Francia), Freddy Van Hauwermeiren (Belgio), Paul Berends (Olanda), Alois Klemm (Germania) e Roberto, ha assolto l’ultima formalità della procedura con cui è stata promossa la proposta di riconoscimento dello Jaspe nella versione Singolo Fattore (S/D), avanzata dalla C.O.M. Spagna, presieduta da Miguel Penzo, relativamente ai tipi base Nero, Bruno e Agata. 

L’origine del nome 

Il sostantivo maschile “jaspe” (diaspro in italiano) deriva dal greco e significa pietra maculata (piedra manchada in spagnolo) ed indica una roccia composta da quarzo, contenente delle impurità, spesso atomi di ferro, che conferiscono alla roccia stessa delle vivaci colorazioni. Per completezza di trattazione aggiungiamo che in Italia la mutazione era stata originariamente battezzata con il nome “Ametista”. 

L’espressione genotipica 

Il comportamento ereditario con cui si esplica la mutazione in rassegna costituisce una novità assoluta per la canaricoltura di colore. E’ una mutazione di tipo autosomico semi dominante ad espressività variabile. La presenza di uno solo di questi geni rispetto all’allelico gene ancestrale determina una dominanza parziale su quest’ultimo. Quindi, l’azione in singolo fattore del gene mutato determina, di per sé, una modifica delle melanine. Qualora il gene mutato fosse presente su entrambi i cromosomi, ciò provocherebbe un effetto di ulteriore riduzione delle melanine (sia feomelanina che eumelanina). Non si tratta, quindi, né di una mutazione legata al sesso né di una mutazione recessiva, né tantomeno di una mutazione dominante, ma di una mutazione con cui gli appassionati della canaricoltura di colore non hanno mai avuto a che fare in precedenza: l’autosomica dominante a mezzo fattore. Ciò equivale a dire che il gene mutante non risiede sui cromosomi sessuali, ma su quelli autosomici (cioè su quelli che definiscono le caratteristiche somatiche). La presenza di uno solo di questi geni rispetto all’allelico gene ancestrale determina una dominanza parziale su quest’ultimo. Quindi, un singolo gene mutante determina, di per sé, una modifica delle melanine. Qualora il gene 

mutante fosse presente su entrambi i cromosomi, ciò implicherebbe un effetto di ulteriore riduzione delle melanine.  

L’espressione fenotipica 

I Canarini di Colore interessati dal 10° fattore di riduzione vengono denominati “JASPE”. 

L’azione che la mutazione Jaspe esercita sul canarino classico è la modifica della tonalità 

della melanina sul rachide e sul bordo delle penne. Entro queste zone scure la melanina è 

più chiara e forma il disegno, offrendo un bel contrasto. La testa ed i fianchi sono nettamente segnati. Un’altra caratteristica è la grande riduzione delle melanine delle remiganti primarie meglio definita come BARRATURA ALARE, caratteristica tipica della mutazione che si manifesta nella parte centrale delle remiganti primarie e che interessa anche la parte prossimale delle timoniere esterne definita come BARRATURA CAUDALE. 

Il rachide delle copritrici o tectrici è dunque scuro a differenza del rachide delle remiganti 

primarie e delle timoniere caudali che è chiaro. Becco, zampe e unghie hanno lo stesso colore dei canarini classici (Nero, Bruno e Agata). 

I CANARINI NERO JASPE SEMPLICE DILUIZIONE 

Caratteri tipici 

Sul dorso le penne hanno il rachide e le loro bordature di colore grigio grafite. Entro queste 

zone di grigio molto scuro il colore è di un grigio più chiaro (acciaio) tale da formare un evidente contrasto. Il disegno e’ ben allineato in striature parallele, più lunghe e larghe possibili, che interessano anche i fianchi e la testa. Barratura alare e caudale netta e ben definita. Ossidazione completa ed uniforme. 

Punti a disposizione 30 

Parametri di valutazione 

Indicazioni di supporto al giudizio 

E’ importante verificare l’uniformità con cui la mutazione agisce su tutta la livrea perché oltre a riscontrare la presenza di una o più penne localizzate che non manifestano la mutazione è altresì possibile verificare zone in cui la mutazione stessa ha inciso in misura 

differente rispetto ad altre. 

I CANARINI BRUNO JASPE SEMPLICE DILUIZIONE 

Caratteri tipici 

Sul dorso le penne hanno il rachide e le loro bordature di colore marrone grigiastro. Entro 

queste zone il colore è marrone grigiastro più chiaro tendente al perlaceo, tale da formare 

un evidente contrasto. Il disegno e’ ben allineato in striature parallele, più lunghe e larghe 

possibili, che interessano anche i fianchi e la testa. 

Barratura alare e caudale netta e ben definita. Ossidazione completa ed uniforme. 

Punti a disposizione 30 

Parametri di valutazione 

Indicazioni di supporto al giudizio 

E’ importante verificare l’uniformità con cui la mutazione agisce su tutta la livrea perché oltre a riscontrare la presenza di una o più penne localizzate che non manifestano la mutazione è altresì possibile verificare zone in cui la mutazione stessa ha inciso in misura 

differente rispetto ad altre. 

I CANARINI AGATA JASPE SEMPLICE DILUIZIONE 

Caratteri tipici 

Sul dorso le penne hanno il rachide e la parte centrale di colore grigio, mentre le bordature 

sono di un grigio molto chiaro (grigio perla) tale da formare un evidente contrasto. Il disegno e’ ben spezzato e sottile ed interessa anche i fianchi e la testa. Assenza di feomelanina visibile. Barratura alare e caudale netta e ben definita. Occhi neri, becco, zampe ed unghie chiare. 

Punti a disposizione 30 

Parametri di valutazione 

Indicazioni di supporto al giudizio 

E’ importante verificare l’uniformità con cui la mutazione agisce su tutta la livrea perché oltre a riscontrare la presenza di una o più penne localizzate che non manifestano la mutazione è altresì possibile verificare zone in cui la mutazione stessa ha inciso in misura 

differente rispetto ad altre. 

I CANARINI ISABELLA JASPE SEMPLICE DILUIZIONE 

Caratteri tipici 

I migliori soggetti osservati presentano disegno eumelanico di una tonalità beige ”fredda” con un tenue effetto c.d. “di dispersione” verso la parte esterna della penna corrispondente a quello che si osserva neII’Agata Jaspe. Il disegno, corto e sottile, deve creare un contrasto con il fondo e interessare il piumaggio con la caratteristica manifestazione ed estensione che interessa testa, guance, fianchi e petto. Tale effetto é apprezzabile nei soggetti apigmentati e mosaico, mentre nel giudizio di brinati e degli intensi si dovrà tener conto che l’interazione dei pigmenti lipocromici ostacola l’estrinsecazione di questa caratteristica. Riguardo agli intensi, si evidenzia speso il difetto di un disegno poco o per nulla evidente. Si penalizzeranno i soggetti che non evidenziano chiaramente il disegno e Ie caratteristiche peculiari della mutazione. 

La barratura alare, dovrà essere evidente e interessare la parte centrale delle remiganti primarie. La barratura caudale dovrà essere limitata alla parte superiore. 

DIFETTI 

Penne non interessate dalla mutazione 

Penne depigmentate (anche quanto la porzione della penna prossima al calamo risulta pigmentata) Barratura assente, poco estesa o eccessivamente esteso. 

Feomelanina visibile (da non confondere con I’eumeIanina “dispersa” che appare di tutt’altra tonalità) 

Disegno confuso o lungo e largo, determinato da un eccesso di effetto di “dispersione” già riscontrato neIl’agata jaspe.Disegno impercettibile o non sufficientemente evidente. 

Punti a disposizione 30 

Parametri di valutazione

 

ULTERIORI CHIARIMENTI  

Per quanto riguarda la barratura alare e caudale, premesso che, come già chiarito, l’estensione eccessiva che arriva a interessare la punta delle remiganti e delle timoniere determina insufficienza , nelle altre situazioni in cui non si é in presenza di estensione tipica, il difetto dovrà essere valutato tenendo conto delle altre caratteristiche possedute dal soggetto.