Tabella Accoppiamenti Carduelis Carduelis – Cardellino

Accoppiamenti nel Cardellino – Schema Genetico Mutato x Mutato o Mutato x Ancestrale

Le mutazioni considerate (agata, bruno, isabella, lutino, satinè) sono mutazioni recessive legate al sesso. Nei cardellini il maschio può essere portatore senza mostrare la mutazione, mentre la femmina manifesta sempre il carattere se presente.

Maschio Ancestrale

FemminaFotoFigli MaschiFiglie Femmine
AncestraleTutti ancestraliTutte ancestrali
AgataTutti ancestrali portatori di agataTutte ancestrali
BrunoTutti ancestrali portatori di brunoTutte ancestrali
IsabellaTutti ancestrali portatori di isabella (agata e bruno)Tutte ancestrali
LutinoTutti ancestrali portatori di lutinoTutte ancestrali
SatinèTutti ancestrali portatori di satinè (bruno e lutino)Tutte ancestrali

Maschio Agata

FemminaFotoFigli MaschiFiglie Femmine
AncestraleTutti ancestrali portatori di agataTutte agata
AgataTutti agataTutte agata
BrunoTutti ancestrali portatori di bruno e di agata (e isabella)Tutte agata
IsabellaTutti agata portatori di isabellaTutte agata
LutinoTutti agata portatori di lutinoTutte agata
SatinèTutti agata portatori di satinè (e isabella e lutino)Tutte agata

Maschio Bruno

FemminaFotoFigli MaschiFiglie Femmine
AncestraleTutti ancestrali portatori di brunoTutte ancestrali
AgataTutti ancestrali portatori di agata e di buno (e di isabella)Tutte bruno
BrunoTutti brunoTutte bruno
IsabellaTutti bruni portatori di isabellaTutte bruno
LutinoTutti ancestrali portatori di bruno e lutino (e satinè)Tutte bruno
SatinèTutti bruno portatori di satinèTutte bruno

Maschio Isabella

FemminaFotoFigli MaschiFiglie Femmine
AncestraleTutti ancestrali portatori di isabella ( e di agata e di bruno)Tutte isabella
AgataTutti agata portatori di isabellaTutte isabella
BrunoTutti bruni portatori di isabellaTutte isabella
IsabellaTutti isabellaTutte isabella
LutinoAgata portatori di isabella e lutino (e satinè)Tutte isabella
SatinèTutti isabella portatori di satinèTutte isabella

Maschio Lutino

FemminaFotoFigli MaschiFiglie Femmine
AncestraleTutti ancestrali portatori di lutinoTutte lutino
AgataTutti agata portatori di lutinoTutte lutino
BrunoTutti ancestrali portatori di bruno e lutino (e di satinè)Tutte lutino
IsabellaTutti agata portatori di isabella e lutino (e satinè)Tutte lutino
LutinoTutti lutinoTutte lutino
SatinèTutti lutino portatori di satinèTutte lutino

Maschio Satinè

FemminaFotoFigli MaschiFiglie Femmine
AncestraleTutti ancestrali portatori di satinè (e bruno e lutino)Tutte satinè
AgataTutti agata portatori di satinè (e isabella e lutino)Tutte satinè
BrunoTutti bruni portatori di satinèTutte satinè
IsabellaTutti isabella portatori di satinèTutte satinè
LutinoTutti lutino portatori di satinèTutte satinè
SatinèTutti satinèTutte satinè

Tutte le mutazioni indicate sopra vengono indicate come mutazioni recessive legate al sesso. Solo i maschi sono portatori della mutazione. Sotto indicheremo gli eventuali accoppiamenti con maschi portatori, femmina mutata o ancestrale

Accoppiamenti nel Cardellino – Schema Genetico Maschio Ancestrale Portatore x Mutato

Maschio ancestrale portatore di agata

FemminaFotoFigli MaschiFiglie Femmine
Ancestrale– ancestrali puri
– ancestrali portatori di agata
– ancestrali
– agata
Agata– agata
– ancestrali portatori di agata
– ancestrali
– agata
Bruno– ancestrali portatori di bruno
– ancestrali portatori di bruno e di agata (e isabella)
– ancestrali
– agata
Isabella– ancestrali portatori di isabella (e agata e bruno)
– agata portatori di isabella
– ancestrali
– agata
Lutino– ancestrali portatori di lutino
– agata portatori di lutino
– ancestrali
– agata
Satinè– ancestrale portatore di satinè (e bruno e lutino)
– agata portatore di satinè (e lutino e isabella)
– ancestrali
– agata

Maschio ancestrale portatore di bruno

FemminaFotoFigli MaschiFiglie Femmine
Ancestrale– ancestrali puri
– ancestrali portatori di bruno
– ancestrali
– bruno
Agata– ancestrali portatori di agata
– ancestrali portatori di agata e di bruno (e isabella)
– ancestrali
– bruno
Bruno– ancestrali portatori di bruno
– bruno
– ancestrali
– bruno
Isabella– ancestrali portatori di isabella (e agata e bruno)
– bruno portatori di isabella
– ancestrali
– bruno
Lutino– ancestrali portatori di lutino
– ancestrali portatori di bruno e di lutino (e satinè)
– ancestrali
– bruno
Satinè– ancestrale portatore di satinè (e bruno e lutino)
– bruno portatore di satinè
– ancestrali
– bruno

Maschio ancestrale portatore di isabella

FemminaFotoFigli MaschiFiglie Femmine
Ancestrale– ancestrali puri
– ancestrali portatori di isabella (e agata e bruno)

possibilità in caso di crossing-over:
– ancestrali portatori di bruno
– ancestrali portatori di agata
– ancestrali
– isabella

possibilità in caso di crossing-over:
– bruno
– agata
Agata– ancestrali portatori di agata
– agata portatori di isabella

possibilità in caso di crossing-over:
– ancestrali portatori di agata e di bruno (e isabella)
– agata
– ancestrali
– isabella

possibilità in caso di crossing-over:
– bruno
– agata
Bruno– ancestrali portatori di bruno
– bruno portatori di isabella

possibilità in caso di crossing-over:
– ancestrali portatori di agata e di bruno (e isabella)
– bruno
– ancestrali
– isabella

possibilità in caso di crossing-over:
– bruno
– agata
Isabella– ancestrali portatori di isabella (e agata e bruno)
– isabella

possibilità in caso di crossing-over:
– bruno portatore di isabella
– agata portatore di isabella
– ancestrali
– isabella

possibilità in caso di crossing-over:
– bruno
– agata
Lutino– ancestrali portatori di lutino
– agata portatori di lutino e di isabella (e satinè)

possibilità in caso di crossing-over:
– ancestrali portatori di lutino e di bruno (e satinè)
– agata portatore di lutino
– ancestrali
– isabella

possibilità in caso di crossing-over:
– bruno
– agata
Satinè– ancestrali portatori di satinè (e bruno e lutino)
– isabella portatore di satinè

possibilità in caso di crossing-over:
– bruno portatore di satinè
– agata portatore di satinè (e isabella e lutino)
– ancestrali
– isabella

possibilità in caso di crossing-over:
– bruno
– agata

Maschio ancestrale portatore di lutino

FemminaFotoFigli MaschiFiglie Femmine
Ancestrale– ancestrali puri
– ancestrali portatori di lutino
– ancestrali
– lutino
Agata– ancestrali portatori di agata
– agata portatori di lutino
– ancestrali
– lutino
Bruno– ancestrali portatori di bruno
– ancestrali portatori di bruno e di lutino (e di satinè)
– ancestrali
– lutino
Isabella– agata portatori di isabella e lutino (e satinè)
– ancestrali portatori di isabella
– ancestrali
– lutino
Lutino– ancestrali portatori di lutino
– lutino
– ancestrali
– lutino
Satinè– ancestrale portatore di satinè (e bruno e lutino)
– lutino portatore di satinè
– ancestrali
– lutino

Maschio ancestrale portatore di satinè

FemminaFotoFigli MaschiFiglie Femmine
Ancestrale– ancestrali puri
– ancestrali portatori di satinè

possibilità in caso di crossing-over:
– ancestrali portatori di bruno
– ancestrali portatori di lutino
– ancestrali
– satinè

possibilità in caso di crossing-over:
– bruno
– lutino
Agata– ancestrali portatori di agata
– agata portatori di satinè ( e isabella e lutino)

possibilità in caso di crossing-over:
– ancestrali portatori di agata e di bruno (e isabella)
– agata portatore di lutino
– ancestrali
– satinè

possibilità in caso di crossing-over:
– bruno
– lutino
Bruno– ancestrali portatori di bruno
– bruno portatori di satinè

possibilità in caso di crossing-over:
– ancestrali portatori di lutino e di bruno (e satinè)
– bruno
– ancestrali
– satinè

possibilità in caso di crossing-over:
– bruno
– lutino
Isabella– isabella portatori di satinè
– ancestrali portatori di isabella

possibilità in caso di crossing-over:
– bruno portatore di isabella
– agata portatore di isabella e di lutino (e satinè)
– ancestrali
– satinè

possibilità in caso di crossing-over:
– bruno
– lutino
Lutino– ancestrali portatori di lutino
– lutino portatori di satinè

possibilità in caso di crossing-over:
– lutino
– ancestrale portatore di bruno e di lutino (e di satinè)
– ancestrali
– satinè

possibilità in caso di crossing-over:
– bruno
– lutino
Satinè– ancestrali portatori di satinè
– satinè

possibilità in caso di crossing-over:
– lutino portatore di satinè
– bruno portatore di satinè
– ancestrali
– satinè

possibilità in caso di crossing-over:
– bruno
– lutino

Nota importante

Nelle mutazioni recessive legate al sesso:

  • Il maschio può essere portatore senza manifestare la mutazione.
  • La femmina non può essere portatrice: se possiede il gene mutato lo esprime.
  • I figli maschi ereditano il cromosoma sessuale dalla madre.
  • Le figlie femmine ricevono il carattere mutato dal padre.

Questo schema è utile per pianificare gli accoppiamenti e prevedere la percentuale di soggetti mutati o portatori.

Canarino All Black – selezione dell’ALL BLACK (i fattori di incremento)

Come anticipato, intraprendo la trattazione della “selezione genetica” parlando del canarino ALL BLACK, sottolineando come la selezione, nella Canaricoltura di Colore, sia una costante scoperta. Essendo partiti da quattro tipi base, attraverso gli anni si sono verificati parecchie mutazioni, o più semplicemente, diversi fenotipi a cui sono stati associati degli standard di eccellenza, per cui abilitati ai concorsi espositivi.
Con la manifestazione dell’ALL BLACK, tuttavia, è incominciata una nuova evoluzione, come fosse una nuova era. Anche se è collocabile tra gli ultimi fenotipi raggiunti, esso ha un potere stravolgente che andrò a valutare man mano che mi addentro nella trattazione. Come anticipato, non sono specializzato in genetica, ma la pratica della Canaricoltura di selezione comporta l’attenzione verso le manifestazioni esteriori che sono la rappresentazione eloquente del latente genotipo. Di interessante, con l’ALL BLACK, oltre alla bellezza che è la strada per ottenere il tanto ricercato Canarino Tutto Nero, si è sperimentato come sussista un ulteriore comportamento genetico che è determinato dai “fattori di incremento”. È una conquista, una sorprendente nuova conquista, perché dimostra come i processi di produzione delle melanine non siano effetti controllabili, o meglio lo controlliamo se vogliamo restare dentro dei costrutti, definiti dalle linee degli “standard”.
È possibile stabilire come il processo della produzione delle melanine sia la risultanza di due componenti: una produzione quantitativa, collegabile ad una qualitativa. Va da sé intuire che per quest’ultima ci si può dedicare alla selezione della migliore purezza delle melanine, ed essendone due, nello specifico si parlerebbe di eumelanine, nera e marrone. Per ottenere il miglior risultato di rifrazione lucida è preferibile tentare di selezionare la eumelanina nera in purezza, evitando interferenze ottiche con la marrone che, di contro produce un maggiore assorbimento della luce, per cui un effetto opaco. Ma, l’esperienza ci suggerisce che per arrivare, almeno in uno step iniziale, al Canarino Tutto Nero è consigliabile seguire la selezione quantitativa di entrambe le melanine, così da forzarne la distribuzione e la profondità del colore, andando ad estendere la distribuzione sulle aree più ampie possibili del mantello. La prima deduzione sulla possibilità di estendere la distribuzione su aree più estese ci balenò dall’analisi attenta dei mosaici che hanno, come caratteristica, delle zone di elezione privilegiate per il lipocromo. Il fatto che tali aree venissero coperte dalle melanine ha già dimostrato che è possibile andare oltre, soprattutto perché si è capito che le melanine si localizzano sulla parte superiore della piuma, e da qui si è ottenuto sempre di più, andando a privilegiare quegli esemplari che palesavano suddetta prelazione. Quindi, non tutti gli esemplari sono predisposti a tale raggiungimento, e questa considerazione ha fatto intuire che con tale selezione mirata si andassero ad isolare dei geni che favoriscono il processo di maggiore melanizzazione. Parliamo appunto di “fattori di incremento”.
Grazie per l’attenzione


Alex Montanaro

Canarino All Black

Vorrei incominciare a parlarvi di genetica, non di quella universitaria, ma più semplicemente quella che muove i fili e si nasconde dietro i fenotipi dei nostri meravigliosi animali.

Certo, potrei mettermi a studiare tomi su tomi, ma credo che uno degli aspetti più importanti e da cui voglio iniziare il discorso sia proprio la VISTA.

D’accordo tutti la possediamo in dono, se la sfortuna non ci ha penalizzato… ma una domanda sorge spontanea: vediamo tutti alla stessa maniera?

Sicuramente è un discorso complesso eppure sono convinto che davanti ad un colore, una rifrazione, un bagliore, la vista dei dettagli non è uniforme, non è omogenea, non è per tutti alla stessa maniera. Ma cosa c’entra ciò con la genetica dei canarini. Probabilmente non molto, ma mi occorre per spiegare che tante sfaccettature dei fenotipi sono strettamente legati a ciò che vediamo. Per cui, tralasciando la genetica accademica, posso dirvi che mi appassiona trovare delle risposte attraverso i fenotipi, che in verità non sono altro che la trasparenza del genoma di cui un canarino si compone.

Quando è nato nel nostro allevamento la denominazione ALL BLACK, questa era un processo avviato già da alcuni anni prima, perché l’occhio ci suggeriva che la genetica di quegli esemplari avesse qualcosa di diverso, esattamente qualcosa in più per poter arrivare chissà dove. In tutta onestà, nel nostro allevamento gli occhi sono quattro, perché credo di aver ereditato abbastanza da mio padre. Poi, improvvisamente sono diventati sei, perché si sono aggiunti quelli di quel tizio che noi preferiamo chiamare Maestro (omissis, ma tanto sapete chi è). 

E così è incominciata l’avventura che altro non era che un’esperienza basata su dei dettagli minuscoli, talvolta esattamente delle sfumature o effetti di luce e controluce.

Incomincerò la mia trattazione sulle selezioni e sui fenotipi partendo proprio da questo presupposto: ALLENATE L’OCCHIO AD OSSERVARE e magari chiedete a chi è con voi se vede la medesima cosa, esattamente quella sfumatura, quella particolare rifrazione ottica, sono tutti indizi che servono alla nostra disciplina, alla nostra ricerca, sia che allevate per diletto o per finalità sportive. Oppure che vogliate cimentarvi nella ricerca di qualcosa di innovativo o semplicemente di diverso.

Vi ricordo che l’aspetto sostanziale dell’ornitologia sportiva viaggia sui concorsi, ma alla lunga crea un gioco statico e ripetitivo, un concorso che l’indomani non ha più senso perché già si pensa al prossimo, ed è bello anche così.

Ma, vuoi mettere il partire da un’intuizione, incominciare un percorso che non sai dove conduce, soltanto guidati dagli occhi, ed arrivare a dire: “questi esemplari sono diversi, non sono il Nero classico, o l’evoluzione di essi. Hanno qualcosa in più, per distinguerli li chiamiamo ALL BLACK, tanto per distinguere due strade”.

Ci lavoriamo per più di un decennio, e adesso nel mondo intero si dice: “ALL BLACK”, riferendosi esattamente ad un’originaria intuizione.

Tra poco vi parlerò proprio di ALL BLACK, ma voi ricordatevi di allenare la vista perché non tutto quello che appare Nero è uniformemente Nero.

Come anticipato, intraprendo da questo punto la trattazione della “selezione genetica” parlando del canarino ALL BLACK, sottolineando come la selezione, nella Canaricoltura di Colore, sia una costante scoperta. Essendo partiti da quattro tipi base, attraverso gli anni si sono verificati parecchie mutazioni, o più semplicemente, diversi fenotipi a cui sono stati associati degli standard di eccellenza, per cui abilitati ai concorsi espositivi.

Con la manifestazione dell’ALL BLACK, tuttavia, è incominciata una nuova evoluzione, come fosse una nuova era (ne parleremo nei prossimi interventi). Probabilmente, è l’ultimo arrivato (parlo di fenotipo, perché a proferire di mutazione si scatena sempre un pericolo, come andare a mettere le mani in un nido di vespe). Infatti, anche se è collocabile tra gli ultimi fenotipi raggiunti, esso ha un potere stravolgente che andrò a valutare man mano che mi addentro nella trattazione. Come anticipato, non sono specializzato in genetica, ma la pratica della Canaricoltura di selezione comporta l’attenzione verso le manifestazioni esteriori che sono la rappresentazione eloquente del latente genotipo. Di interessante, con l’ALL BLACK, oltre alla bellezza che è la strada per ottenere il tanto ricercato Canarino Tutto Nero, si è sperimentato come sussista un ulteriore comportamento genetico che è determinato dai “fattori di incremento”. È una conquista, una sorprendente nuova conquista, perché dimostra come i processi di produzione delle melanine non siano effetti controllabili, o meglio lo controlliamo se vogliamo restare dentro dei costrutti, definiti dalle linee degli “standard”. 

È possibile stabilire come il processo della produzione delle melanine sia la risultanza di due componenti: una produzione quantitativa, collegabile ad una qualitativa. Va da sé intuire che per quest’ultima ci si può dedicare alla selezione della migliore purezza delle melanine, ed essendone due, nello specifico si parlerebbe di eumelanine, nera e marrone. Per ottenere il miglior risultato di rifrazione lucida è preferibile tentare di selezionare la eumelanina nera in purezza, evitando interferenze ottiche con la marrone che, di contro produce un maggiore assorbimento della luce, per cui un effetto opaco. Ma, l’esperienza ci suggerisce che per arrivare, almeno in uno step iniziale, al Canarino Tutto Nero è consigliabile seguire la selezione quantitativa di entrambe le melanine, così da forzarne la distribuzione e la profondità del colore, andando ad estendere la distribuzione sulle aree più ampie possibili del mantello. La prima deduzione sulla possibilità di estendere la distribuzione su aree più estese ci balenò dall’analisi attenta dei mosaici che hanno, come caratteristica, delle zone di elezione privilegiate per il lipocromo. Il fatto che tali aree venissero coperte dalle melanine ha già dimostrato che è possibile andare oltre, soprattutto perché si è capito che le melanine si localizzano sulla parte superiore della piuma, e da qui si è ottenuto sempre di più, andando a privilegiare quegli esemplari che palesavano suddetta prelazione. Quindi, non tutti gli esemplari sono predisposti a tale raggiungimento, e questa considerazione ha fatto intuire che con tale selezione mirata si andassero ad isolare dei geni che favoriscono il processo di maggiore melanizzazione. Parliamo appunto di “fattori di incremento”.

Grazie per l’attenzione

Alex Montanaro 

L’allevamento del Diamante Codalunga – acuticauda hecky (becco rosso) e l’acuticauda acuticauda(becco giallo)

Molto spesso ci si chiede:

Ma il codalunga è difficile da allevare?

La risposta é no!

Si alleva l’acuticauda hecky (becco rosso) e l’acuticauda acuticauda(becco giallo). 

È un uccello passeriforme australiano dal carattere allegro e vivace e non ha particolari esigenze di allevamento.

 Necessita di alcuni accorgimenti:

  • Come misto semi preferisce una dieta variegata che comprende, scagliola, panico rosso e giallo, miglio giapponese e perilla (come tutti i misti esotici che si trovano in commercio).
  • I Codalunga preferiscono un pastone semi secco e quindi va bene miscelare al 50% un misto secco e morbido anche se ognuno prepara il pastoncino secondo “la propria ricetta .
  • Adorano i gusci d’uovo utili anche per l’apporto di calcio.

Essendo una specie molto vorace bisogna prestare molta attenzione in particolar modo durante il periodo di riposo a non farli ingrassare troppo altrimenti tenderanno a poggiare  sulle zampe, il che gli farà perdere la loro tipica vivacità e portamento per un atteggiamento più assonnato;

Adorano gli spazi ampi quindi consiglio d’estate di tenerli in voliera.

Con molto piacere fanno bagnetti frequenti.

La riproduzione non ha un periodo ben definito , quindi ognuno può gestirla secondo i propri bisogni come in tutte le specie di esotici  ma bisogna ricordare che vanno integrate le proteine senza eccedere!!!.

Prediligono il tipico nido a cassetta ma si adattano bene anche ad altri modelli, da evitare il nido di paglia(modello “poco” pratico per diversi motivi).

Per quanto concerne il materiale per l’imbottitura del nido, apprezzano la juta,la fibra di cocco, etc.

Sono molto restii ad allevare in purezza ma con una buona dose di pazienza e disturbando il meno possibile si ottengono buoni risultati;

Se si decide per l’allevamento con le balìe bisogna considerare che sono molto prolifici quindi per ogni coppia di Codalunga servono almeno 4 coppie di balìe ( di solito Passeri del Giappone).

Possono essere allevati anche in nidiate miste, da evitare nel caso decideste di selezionare la mutazione INO talvolta le balìe li abbandonano;

Il tempo di incubazione va dai 14 ai 16 giorni, alla schiusa si presentano con un leggero piumino, involano verso il ventesimo giorno di vita e sono indipendenti già dai 50 giorni.

Tuttavia bisogna tenere presente che i novelli  dì codalunga sono svogliati e soffrono molto l’allontanamento dai genitori quindi è buona cosa servirgli il “pasto” sul cosiddetto “Vassoio d’argento”, provate a mettete nella gabbia ospitante vaschette con semi e pastoncino(ne sono ghiotti) spighe di panico giallo e rosso(se disponibili).

I maschi dì codalunga sono molto territoriali quindi non mettete mai novelli con maschi adulti perché potrebbero spennarli e per lo stress portarli fino al decesso.

La muta non ha tempi  lunghi varia  in virtù delle condizioni esterne in linea di massima va  dai 2 ai 4 mesi circa.

Il codalunga fa una muta di sostituzione graduale del piumaggio quindi non lo vedrete spennato ma, un segno evidente lo si nota  sulla testa perché presenta un piumaggio più diradato.

Purtroppo non ha un dimorfismo sessuale evidente quindi il sessaggio molecolare resta l’unico sistema certo. Il maschio si distingue per il suo canto melodico.

Fatta questa premessa sull’allevamento  in genere del codalunga dedichiamoci alle mutazioni:

Le mutazioni riconosciute sono 

  • Ino mutazione a trasmissione sesso legata 
  • Bruno mutazione a trasmissione sesso legata 
  • Topazio mutazione a trasmissione libera 
  • Feo mutazione a trasmissione libera 
  • Grigio mutazione a trasmissione libera 

Alcune di queste mutazioni sono state combinate tra loro con successo in particolare 

La grigio topazio e la Bruno grigio queste combinazioni hanno dato una grande innovazione nell’allevamento del codalunga.

In Italia esiste un club federato che segue l’evoluzione e gli allevatori del diamante codalunga il CLUB DIAMANTE CODALUNGA &phoephila.

Quindi cosa c’è più da dire? In bocca a lupo!

Antonio Venturoli

I fulvi nelle Calopsite

La calopsite, Nymphicus hollandicus, precedentemente conosciuta come “Leptolophus hollandicus”, dopo tante controversie, attualmente è riconosciuta come la specie più piccola di taglia della famiglia Cacatuidae. Ha origini australiane e la sua presenza è concentrata nelle zone interne del Paese ma può variare a seconda delle stagioni, infatti è stato osservato che durante il periodo riproduttivo estivo le varie popolazioni di calopsite tendono a spostarsi nel bordo accidentale della Great Dividing Range e nel nord del Victoria, mentre con l’avvicinarsi dell’autunno (marzo-maggio) nel nord-ovest del New South Wales raggiungendo il Queensland e il Northern Territory. Durante l’inverno (giugno-agosto) gli esemplari di questa specie potranno essere osservati in tutto il territorio australiano ma in minore quantità nella metà meridionale dell’Australia occidentale.

Presenta un becco tipicamente granivoro, di tipo “psittacidae” e di piccola misura. Dopo studi scientifici si è capito che, sebbene la sua dieta sia in predominanza granivora, non sia sufficiente per il corretto mantenimento e riproduzione. Una dieta equilibrata e adatta alla specie dovrebbe contenere legumi cotti, frutta non dolce e vegetali a foglia verde con particolari preferenze per le erbe prative, oltre ad una buona miscela di semi, con una percentuale di grassi non troppo alta, facilmente reperibile sul mercato.

Inoltre, è una delle poche specie di uccelli esotici esenti dalla documentazione CITES in quanto non rientra nei parametri quantitativi più critici di pericolosità d’estinzione.

La calopsite è una specie di facile riproduzione in cattività, non esiste un periodo preciso per la nidificazione. In natura sono state osservate nidificazioni in vari periodi dell’anno, tuttavia esiste un modello annuale di nidificazione che corrisponde a mesi australi più caldi tra agosto e gennaio, anche se la maggior parte delle riproduzioni avviene nel periodo di piogge primaverili negli stati sud-orientali dell’Australia che corrisponde al periodo di aumento della semina dell’erba e temperature notturne più basse. Allo stato selvatico questi animali nidificano in cavità di eucalipto preferibilmente vicino a fonti d’acqua, in cattività un nido di successo è una cassetta di legno avente la forma di un parallelepipedo messa in posizione verticale con un’altezza di 30-35 cm ed una base di 25 x 25 cm con foro d’ingresso che può variare da 7 a 8 cm di diametro realizzato in alto al centro o sul lato, sotto il quale posizionare una piccola pedana o posatoio di legno di 3-4 cm per evitare lesioni alle uova dovute all’eventuale brusca entrata della coppia. Come fondo si può utilizzare della torba (composto di materiali organici), trucioli o pezzettini di faggio sterilizzati e depolverizzati.

La deposizione delle uova ha inizio dopo pochi giorni (4-7) dall’accoppiamento, per poi continuare a giorni alterni per una quantità che varia dalle 4 alle 7, anche se nel mio allevamento ho registrato casi di 13-14 uova tutte feconde. La formazione dell’embrione si può osservare proiettando un fascio di luce sul guscio dopo circa 4-5 giorni dall’inizio dell’incubazione da parte di entrambi i genitori che di solito avviene in maniera contingentata, cioè a turno. Ho osservato che durante il giorno entrambi i soggetti o solamente il maschio covano, mentre di notte raramente troveremo anche il maschio all’interno del nido. Il periodo d’incubazione delle uova varia dai 18 ai 21 giorni, i pulli usciranno dal nido intorno alle 4-5 settimane per poi essere completamente indipendenti dai genitori dopo i 60-65 giorni di età circa. Secondo il mio pensiero i novelli vanno separati dai genitori solamente dopo i 3-4 mesi di età, salvo problematiche e necessità varie.

Una voliera idonea alla specie anche nel periodo riproduttivo deve essere lunga almeno 1.50 m alta 1 m e larga almeno 50-60 cm, sospesa da terra con fondo in rete oppure comprendente la base utilizzando del terreno o sabbia come fondo, ricordando la particolare preferenza nel razzolare a terra. Importante è anche il giusto arricchimento ambientale all’interno e all’esterno della voliera.

La calopsite nella sua forma ancestrale si presenta con una classica corporatura slanciata che raggiunge i 30-33 cm di colore grigio avente cresta erettile di circa 5 cm, scudo alare bianco, faccia gialla e bottone arancione, con un peso che varia dagli 89 ai 100 grammi.

Nei giovani, che non hanno ancora effettuato la prima muta il piumaggio si presenta con remiganti, timoniere, groppa e talvolta parte del ventre barrato con faccia grigiastra, così rimangono le femmine anche da adulte.

Con la selezione apportata dall’uomo si sono andate a marcare alcune caratteristiche. Oggi un buon ancestrale può superare i 35-37 cm di lunghezza, con un peso che si aggira sui 120-130 grammi, la cresta erettile raggiunge anche i 10 cm, il marchio guanciale più rosso e un colore di fondo più scuro.

(Maschio ancestrale di un anno e pochi mesi, Mariano Piscopo)

(Femmina ancestrale di un anno e pochi mesi, Mariano Piscopo)

Attualmente al mondo esistono svariate mutazioni di calopsite ed in molte di queste si fa ancora fatica con nomenclature e selezioni corrette.

Prendiamo come esempio i fulvi (fallows) parlandone in modo specifico.

Il fulvo è una mutazione quantitativa o qualitativa dell’eumelanina, ne esistono diversi: fulvo pallido, fulvo bronzo e fulvo cenere delle quali possiamo formulare un’esaustiva descrizione, poi esistono altre tipologie di fulvi, come il “dun” e “l’australiano” di cui invece attualmente si conosce poco.

Da decenni in Italia come in gran parte del globo si continuano a distinguere solamente due tipi di fulvi, il fulvo pallido e il fulvo bronzo.

Osservando alcuni esemplari presenti nel mio allevamento, mi sono chiesto come sia possibile che un fulvo cenere e un fulvo pallido vengano riconosciuti sotto una sola mutazione: l’argento recessivo (recessive silver), animali completamente diversi tra loro.

Spiegando più nel dettaglio:

Fulvo cenere (ashen fallow)

(Maschio adulto di fulvo cenere, Mariano Piscopo)

Questa mutazione è stata stabilita nel 1960 in Europa ed inizialmente gli esemplari erano molto deboli e presentavano problemi di cecità, anche per questa ragione è stata poco considerata. Attualmente i ceppi di tale mutazione risultano molto più forti e di normale costituzione. Nel fulvo cenere l’eumelanina nera si riduce a grigia tendente appunto al colore della cenere. Becco grigio con sfumatura cornea alla base, cera, zampe, dita, unghie carnicine-grigie. Occhio rosso scuro.

Fulvo bronzo (bronze fallow)

(Femmina adulta di fulvo bronzo, Mariano Piscopo)

Riconosciuta inizialmente con la semplice nomenclatura “fallow”, fu stabilita nel 1971 negli Stati Uniti per poi diffondersi in Europa. Ereditato come gene autosomico recessivo si dice sia un allele del raro lutino NSL (non sesso-legato) come alcuni esperimenti di un allevatore europeo dimostrano. Questa mutazione determina una riduzione qualitativa dell’eumelanina nera che diventa di colore bruno. Nei pressi del cappuccio tende ad avere evidenti sfumature gialle. Becco corneo, cera, zampe, dita ed unghie carnicine. L’occhio sarà bordeaux.

Fulvo Pallido (pale fallow)

(Pullo fulvo pallido, Mariano Piscopo)

Mutazione recessiva, il fulvo pallido, come si evince dal nome, è tra i fulvi quello che presenta una riduzione maggiore dell’eumelanina, circa intorno al 90%, quindi ci ritroveremo davanti un soggetto grigio chiaro con sfumature gialle, avente becco corneo, cera, zampe, dita e unghie carnicine. Nell’occhio noteremo iride e pupilla rosso fuoco.

Il mio personale impegno è quello di continuare gli studi su queste mutazioni tramite esperimenti e valutazioni con i soggetti del mio allevamento dai quali ho potuto trarre, per ora, alcune conclusioni, che mi hanno permesso di redigere la seguente tabella:

Differenze fenotipiche Nymphicus hollandicus maschi

 AncestraleFulvo cenereFulvo bronzoFulvo pallido
Fronte, vertice anteriore, guance, collo e parte alta della golagiallo vivo che sfuma in bianco grigiastro ai marginigiallo vivo che sfuma in bianco grigiastro ai marginigiallo vivo che sfuma in bianco sporco ai marginigiallo vivo che sfuma in bianco sporco ai margini
Bottone auricolarearancio vivoarancio vivoarancio vivoarancio vivo
Ciuffo erettilegiallo con apice grigiogiallo con apice grigio-brunogiallo con apice brunogiallo con apice grigia
Nuca, dorso ed aligrigio-nerogrigio fumobruni soffusi di giallogrigio chiaro soffuso di giallo
Petto e ventregrigiogrigio chiarobruno chiarogrigio chiaro
Remigantigrigio scure, quasi nere, con vessillo grigio-argenteogrigiebrunegrigio chiaro
Fascia alarebiancabiancabiancabianca
Codrionegrigiogrigio giallastrobruno soffuso di giallogrigio chiaro soffuso di giallo
Timoniere centraligrigio-argenteo nella parte superiore e nere nella inferiore, rachide grigio scurogrigio-argenteo nella parte superiore e grigie nella inferiore, rachide grigio scurobruno chiaro nella parte superiore e bruno nella inferiore, rachide brunogrigio chiaro nella parte superiore e grigio nella inferiore, rachide grigi
Timoniere lateraligrigio scurissimo, quasi nerogrigiobruneBeige-grigie
Occhionerorosso scurobordeauxrosso fuoco
Beccogrigio piombo con cera grigiagrigio con sfumatura cornea alla base, cera carnicina-grigiacorneo con cera carnicinacorneo con cera carnicina
Zampe e ditagrigio scurocarnicinecarnicinecarnicine
Unghienerecarnicine-grigiecarnicinecarnicine

Sperando che questo chiarimento sia d’aiuto a tutti i colleghi allevatori della medesima specie e ai semplici simpatizzanti di essa, resto disponibile per ulteriori chiarimenti e confronti.

Mariano Piscopo proprietario e gestore di “Allevamento Nymphicus”

L’importanza di partecipare alle esposizioni ornitologiche con spirito sportivo

Rivolgo questo scritto a tutti i giovani allevatori che si stanno avvicinando al nostro hobby, in quanto i veterani già sapranno come comportarsi e molti ahimè non lo fanno con lo spirito che vi descriverò in questo articolo, fortunatamente tanti altri sì ed è da quelli che dovrete prendere esempio. 

Partecipare ad una “mostra ornitologica” è come partecipare ad un concorso di bellezza solo che a valutare e decidere questa bellezza non è chiamata una intera giuria ma ci saranno al massimo uno o due giudici che giudicheranno il o i vostri soggetti attenendosi a dei criteri di giudizio stabiliti e dettati da uno standard scritto e preciso per ogni razza. 

Questi giudici fanno un corso, anche faticoso, (io feci solo la teoria e dovetti abbandonare per motivi personali e per questo posso garantirvi che è duro e non è per sentito dire) per arrivare ad avere un tesserino nel quale è scritto “Giudice FOI” o di altra federazione, l’allevatore prima di diventare giudice è chiamato a superare esami sia teorici che pratici per essere abilitato dalla sua federazione a “giudicare” e tutto ciò rende il suo giudizio insindacabile. 

Quando esponete i vostri soggetti voi non siete i soli partecipanti ma concorrerete insieme a molti altri, quindi ricordatelo non siete i soli a concorrere per la vittoria, partiamo quindi con il rispetto per l’avversario. 

Ma chi è prima di tutto l’avversario? 

L’avversario nel nostro caso è un altro allevatore che fa gli stessi nostri sacrifici, paga come noi per partecipare alle mostre ornitologiche, si fa i nostri stessi chilometri per parteciparvi e anche se noi siamo i campioni del mondo ed lui è l’ultimo arrivato, magari quell’anno per fortuna, per caso o per bravura questo allevatore, meno noto, riesce a fare un risultato superiore  al nostro e ci batte, ecco ragazzi, invece che inveire contro i giudici per un giudizio secondo voi sbagliato dovete soltanto fare i complimenti a chi riesce a battervi, perché anche se a nostro modo di vedere il giudizio è stato sbagliato, se ne può discutere in maniera pacifica senza far rumore, così da non alimentare le fatidiche voci nei corridoi delle mostre, perchè alla fine stiamo parlando di mostre di canarini, non di diamanti, ed questa è la sportività che si deve avere in un hobby. 

Purtroppo tanti allevatori bravi, e ancor più grave meno bravi, non tollerano le sconfitte e iniziano a insultare i giudici, ignorando completamente che questo servizio è gratuito e che questi signori lasciano le famiglie per giudicare dei canarini e giudicano quello che vedono. Se per esempio il “vostro campione” a casa si mostra benissimo, può darsi che in quei 3 minuti di giudizio si comporti male, magari restando sul fondo, mostrandosi irrequieto, un canarino si deve mostrare calmo e ben adattato alla gabbia ed essere pulito, è la prima regola da tenere presente, quindi anche se bellissimo ma in “quei 3 minuti” non si mostra come dovrebbe la colpa non è assolutamente del giudice, può darsi che appena ritorna sulla cavalla riappaia il più bello del mondo, ma non lo è stato in fase di giudizio, quindi purtroppo ha perso la sua occasione ed giudicarlo dopo non è più possibile. 

Quindi tenete ben presente la fase di giudizio dura molto poco e quindi non solo serve che il vostro soggetto sia tipico e bello ma che sia anche bravo a farsi osservare per quello che è, questo serve a fare un campione. 

Se quel giudice ne ha davanti uno meno bello, ma comunque bello, in una caratteristica ma molto più adattato alla gabbia magari premierà anche questa parte del lavoro dell’allevatore, e magari gli stessi canarini giudicati dopo un’ora, cambiando atteggiamento avrebbero punteggi diversi nel bene e nel male. 

Quindi partecipate sereni, certo con l’ambizione di vincere, ma accettate il giudizio dei giudici senza creare discussioni inutili nei corridoi delle mostre e soprattutto sui social, basta tener presente che si devono mostrare al giudice in 3 minuti e a volte non lo fanno, magari alla mostra dopo sì e cambia il giudizio. 

Esiste il ricorso, come esistono i giudici in malafede (pochissimi) quindi chi pensa di essere stato palesemente danneggiato può fare delle foto e utilizzare questo mezzo, in silenzio e senza dire niente a nessuno, e se avete ragione la federazione vi assicuro che prenderà i dovuti provvedimenti disciplinari per chi ha sbagliato palesemente. 

Il chiacchiericcio non serve a nulla e non serve a nessuno, soprattutto in questo momento delicato per l’ornitologia italiana. 

Bisogna saper perdere, anche nel calcio a volte si perdono partite per errori palesi dell’arbitro, ma si perdono e basta, e l’arbitro verrà ammonito, ma non si ripete la partita, quindi, non serve a nulla protestare. 

La sportività si sta perdendo sempre di più perché si devono “vendere i canarini”, anche io li vendo non li mangio, ma gareggiare non significa sempre primeggiare, significa anche essere umili e accettare le sconfitte anche dolose reagendo sempre con signorilità. 

Pullì Domenico (Dodò) 

Il canarino Jaspe

L’ORIGINE, LA GENETICA SELEZIONE E LO STANDARD DI VALUTAZIONE DEL CANARINO JASPE 

Storia e selezione del Jaspe 

Il gene mutato cui è stato dato il nome Jaspe non ha fatto la sua comparsa nel canarino di colore, ma si è manifestato per la prima volta, alla fine degli anni ’80, nel Lucherino europeo (Carduelis spinus). In seguito la mutazione è stata traslata al Cardinalino del Venezuela (Carduelis cucullata) e da questi al Canarino di colore. Il merito di aver originato il Canarino Jaspe va equamente attribuito a un italiano e due spagnoli. Il primo vanta sicuramente il primato di aver ottenuto i primi esemplari, trasferendo la mutazione sul tipo Nero. Egli è Riccardo Rigato, veterinario e apprezzato giudice internazionale I.E.I.. 

Il suo progetto selettivo ha avuto inizio già nel 1999, con l’accoppiamento tra un Cardinalino del Venezuela mutato maschio, diluito singolo fattore e una femmina Nero rosso mosaico. I risultati non sono stati però favorevoli poiché sono nate solo femmine, non feconde rispetto ai maschi F1 derivanti da simili accoppiamenti. Nel 2000 è stato ripetuto l’accoppiamento e sono giunti i primi maschi F1. Nel 2001 sono stati ottenuti gli R1 e nel 2002 gli R2. Subito dopo gli allevatori spagnoli Jose Antonio Abellan e Guillermo Cabrera, partendo dal Lucherino Testa Nera (Carduelis magellanicus) ove pure è stato traslato, hanno avviato il processo selettivo conseguendo ottimi risultati in breve tempo, consentendo agli organismi tecnici spagnoli (coordinati anche dal giudice Emilio Tarraga) di poter avviare il tortuoso corso che consente il riconoscimento della mutazione in ambito internazionale. La mutazione esiste sotto forma di semplice diluizione (S/D) e doppia diluizione (D/D), riconosciuta solo la prima nei tre tipi base. 

Il riconoscimento del Jaspe 

L’ultima fase della procedura che ha decretato l’ammissione dello Jaspe nell’ampio panorama della specializzazione dei canarini di colore è stata espletata a gennaio del 2014, a Bari, nel corso del 62° Campionato Mondiale di Ornitologia. Una speciale commissione composta dai giudici internazionali Salvatore Oddo (Italia), Bernard Desaegherì (Francia), Freddy Van Hauwermeiren (Belgio), Paul Berends (Olanda), Alois Klemm (Germania) e Roberto, ha assolto l’ultima formalità della procedura con cui è stata promossa la proposta di riconoscimento dello Jaspe nella versione Singolo Fattore (S/D), avanzata dalla C.O.M. Spagna, presieduta da Miguel Penzo, relativamente ai tipi base Nero, Bruno e Agata. 

L’origine del nome 

Il sostantivo maschile “jaspe” (diaspro in italiano) deriva dal greco e significa pietra maculata (piedra manchada in spagnolo) ed indica una roccia composta da quarzo, contenente delle impurità, spesso atomi di ferro, che conferiscono alla roccia stessa delle vivaci colorazioni. Per completezza di trattazione aggiungiamo che in Italia la mutazione era stata originariamente battezzata con il nome “Ametista”. 

L’espressione genotipica 

Il comportamento ereditario con cui si esplica la mutazione in rassegna costituisce una novità assoluta per la canaricoltura di colore. E’ una mutazione di tipo autosomico semi dominante ad espressività variabile. La presenza di uno solo di questi geni rispetto all’allelico gene ancestrale determina una dominanza parziale su quest’ultimo. Quindi, l’azione in singolo fattore del gene mutato determina, di per sé, una modifica delle melanine. Qualora il gene mutato fosse presente su entrambi i cromosomi, ciò provocherebbe un effetto di ulteriore riduzione delle melanine (sia feomelanina che eumelanina). Non si tratta, quindi, né di una mutazione legata al sesso né di una mutazione recessiva, né tantomeno di una mutazione dominante, ma di una mutazione con cui gli appassionati della canaricoltura di colore non hanno mai avuto a che fare in precedenza: l’autosomica dominante a mezzo fattore. Ciò equivale a dire che il gene mutante non risiede sui cromosomi sessuali, ma su quelli autosomici (cioè su quelli che definiscono le caratteristiche somatiche). La presenza di uno solo di questi geni rispetto all’allelico gene ancestrale determina una dominanza parziale su quest’ultimo. Quindi, un singolo gene mutante determina, di per sé, una modifica delle melanine. Qualora il gene 

mutante fosse presente su entrambi i cromosomi, ciò implicherebbe un effetto di ulteriore riduzione delle melanine.  

L’espressione fenotipica 

I Canarini di Colore interessati dal 10° fattore di riduzione vengono denominati “JASPE”. 

L’azione che la mutazione Jaspe esercita sul canarino classico è la modifica della tonalità 

della melanina sul rachide e sul bordo delle penne. Entro queste zone scure la melanina è 

più chiara e forma il disegno, offrendo un bel contrasto. La testa ed i fianchi sono nettamente segnati. Un’altra caratteristica è la grande riduzione delle melanine delle remiganti primarie meglio definita come BARRATURA ALARE, caratteristica tipica della mutazione che si manifesta nella parte centrale delle remiganti primarie e che interessa anche la parte prossimale delle timoniere esterne definita come BARRATURA CAUDALE. 

Il rachide delle copritrici o tectrici è dunque scuro a differenza del rachide delle remiganti 

primarie e delle timoniere caudali che è chiaro. Becco, zampe e unghie hanno lo stesso colore dei canarini classici (Nero, Bruno e Agata). 

I CANARINI NERO JASPE SEMPLICE DILUIZIONE 

Caratteri tipici 

Sul dorso le penne hanno il rachide e le loro bordature di colore grigio grafite. Entro queste 

zone di grigio molto scuro il colore è di un grigio più chiaro (acciaio) tale da formare un evidente contrasto. Il disegno e’ ben allineato in striature parallele, più lunghe e larghe possibili, che interessano anche i fianchi e la testa. Barratura alare e caudale netta e ben definita. Ossidazione completa ed uniforme. 

Punti a disposizione 30 

Parametri di valutazione 

Indicazioni di supporto al giudizio 

E’ importante verificare l’uniformità con cui la mutazione agisce su tutta la livrea perché oltre a riscontrare la presenza di una o più penne localizzate che non manifestano la mutazione è altresì possibile verificare zone in cui la mutazione stessa ha inciso in misura 

differente rispetto ad altre. 

I CANARINI BRUNO JASPE SEMPLICE DILUIZIONE 

Caratteri tipici 

Sul dorso le penne hanno il rachide e le loro bordature di colore marrone grigiastro. Entro 

queste zone il colore è marrone grigiastro più chiaro tendente al perlaceo, tale da formare 

un evidente contrasto. Il disegno e’ ben allineato in striature parallele, più lunghe e larghe 

possibili, che interessano anche i fianchi e la testa. 

Barratura alare e caudale netta e ben definita. Ossidazione completa ed uniforme. 

Punti a disposizione 30 

Parametri di valutazione 

Indicazioni di supporto al giudizio 

E’ importante verificare l’uniformità con cui la mutazione agisce su tutta la livrea perché oltre a riscontrare la presenza di una o più penne localizzate che non manifestano la mutazione è altresì possibile verificare zone in cui la mutazione stessa ha inciso in misura 

differente rispetto ad altre. 

I CANARINI AGATA JASPE SEMPLICE DILUIZIONE 

Caratteri tipici 

Sul dorso le penne hanno il rachide e la parte centrale di colore grigio, mentre le bordature 

sono di un grigio molto chiaro (grigio perla) tale da formare un evidente contrasto. Il disegno e’ ben spezzato e sottile ed interessa anche i fianchi e la testa. Assenza di feomelanina visibile. Barratura alare e caudale netta e ben definita. Occhi neri, becco, zampe ed unghie chiare. 

Punti a disposizione 30 

Parametri di valutazione 

Indicazioni di supporto al giudizio 

E’ importante verificare l’uniformità con cui la mutazione agisce su tutta la livrea perché oltre a riscontrare la presenza di una o più penne localizzate che non manifestano la mutazione è altresì possibile verificare zone in cui la mutazione stessa ha inciso in misura 

differente rispetto ad altre. 

I CANARINI ISABELLA JASPE SEMPLICE DILUIZIONE 

Caratteri tipici 

I migliori soggetti osservati presentano disegno eumelanico di una tonalità beige ”fredda” con un tenue effetto c.d. “di dispersione” verso la parte esterna della penna corrispondente a quello che si osserva neII’Agata Jaspe. Il disegno, corto e sottile, deve creare un contrasto con il fondo e interessare il piumaggio con la caratteristica manifestazione ed estensione che interessa testa, guance, fianchi e petto. Tale effetto é apprezzabile nei soggetti apigmentati e mosaico, mentre nel giudizio di brinati e degli intensi si dovrà tener conto che l’interazione dei pigmenti lipocromici ostacola l’estrinsecazione di questa caratteristica. Riguardo agli intensi, si evidenzia speso il difetto di un disegno poco o per nulla evidente. Si penalizzeranno i soggetti che non evidenziano chiaramente il disegno e Ie caratteristiche peculiari della mutazione. 

La barratura alare, dovrà essere evidente e interessare la parte centrale delle remiganti primarie. La barratura caudale dovrà essere limitata alla parte superiore. 

DIFETTI 

Penne non interessate dalla mutazione 

Penne depigmentate (anche quanto la porzione della penna prossima al calamo risulta pigmentata) Barratura assente, poco estesa o eccessivamente esteso. 

Feomelanina visibile (da non confondere con I’eumeIanina “dispersa” che appare di tutt’altra tonalità) 

Disegno confuso o lungo e largo, determinato da un eccesso di effetto di “dispersione” già riscontrato neIl’agata jaspe.Disegno impercettibile o non sufficientemente evidente. 

Punti a disposizione 30 

Parametri di valutazione

 

ULTERIORI CHIARIMENTI  

Per quanto riguarda la barratura alare e caudale, premesso che, come già chiarito, l’estensione eccessiva che arriva a interessare la punta delle remiganti e delle timoniere determina insufficienza , nelle altre situazioni in cui non si é in presenza di estensione tipica, il difetto dovrà essere valutato tenendo conto delle altre caratteristiche possedute dal soggetto. 

 Serinus Canaria tutto iniziò da lui

Aspetto  

Si tratta di uccelletti dall’aspetto massiccio ma slanciato, muniti di testa rotonda con collo corto, becco conico, ali appuntite e coda dalla punta lievemente forcuta. Nel complesso, questi animali somigliano molto ai congeneri e affini verzellini, rispetto ai quali sono tuttavia di taglia maggiore, oltre a presentare ali in proporzione più corte rispetto al corpo e una maggiore presenza di toni di colore grigio-bruno nel piumaggio.  

Il piumaggio presenta dimorfismo sessuale evidente. Nei maschi, infatti, la livrea brinati per natura si presenta con toni del giallo-verde, più brillante su testa (tranne nuca, vertice e guance, che sono grigi), petto e parte superiore del ventre, mentre nuca, dorso e ali tendono al bruno, più scuro e quasi nerastro proprio sulle ali e sulla coda, con presenza di penne dalle punte brune anche sui fianchi a dare un effetto variegato: il sottocoda è invece bianco. La livrea della femmina è simile a quella del maschio, ma il lipocromo giallo è quasi assente, risultando in toni giallo-verdi molto più sbiaditi in special modo sulla testa, che è di colore grigio scuro. In ambedue i sessi le zampe sono di color carnicino ossidato, gli occhi sono di color bruno scuro ed il becco è carnicino anch’esso, ma con tendenza a scurirsi e divenire nerastro nella sua parte superiore.  

Dimensioni  

Il canarino selvatico misura circa 12-13,5 cm di lunghezza, per un’apertura alare di 20 cm circa ed un peso di 15-20 grammi.  

Alimentazione  

La dieta del canarino è essenzialmente granivora, componendosi per la massima parte di semi di piante erbacee e cespugliose: questi uccelli, inoltre, si nutrono di bacche, frutti, infiorescenze, germogli e foglioline tenere, oltre che (in special modo durante il periodo riproduttivo, quando il fabbisogno energetico aumenta considerevolmente) di piccoli insetti.  

Riproduzione  

Si tratta di uccelli la cui stagione riproduttiva va da gennaio a luglio alle Canarie, da marzo a giugno (con un picco delle schiuse in aprile-maggio) a Madeira e da marzo a luglio (con un picco delle schiuse fra maggio e giugno) alle Azzorre. Il nido viene costruito perlopiù dalla femmina (col maschio che talvolta può fornire una piccola parte del materiale da costruzione): esso, a forma di coppa e si compone di una parte esterna di fibre vegetali intrecciati, e di una parte interna foderata di materiale più soffice. . Al suo interno, la femmina depone solitamente 3-4 uova di colore azzurrino, munite di screziature bruno-rossicce concentrate in particolare al polo ottuso: esse vengono covate dalla sola femmina per circa due settimane. I pulli vengono imbeccati ed accuditi amorevolmente da ambedue i genitori, e sono in grado d’involarsi fra le due e le tre settimane dalla schiusa. Nonostante ciò, generalmente i giovani non si allontanano definitivamente dal nido prima del mese di vita.  

Distribuzione e habitat in natura  

Come intuibile sia dal nome comune che dal nome scientifico, il canarino abita le isole Canarie, dove lo si può osservare comunemente a Tenerife, La Palma, El Hierro e La Gomera, mentre è comune solo localmente a Gran Canaria e piuttosto raro a Lanzarote e Fuerteventura, dove ha cominciato a risiedere stabilmente solo negli ultimi anni, con l’insediamento di colonie riproduttive. Oltre che le Canarie, tuttavia, il canarino abita anche Madeira (comprese le vicine Porto Santo e isole Desertas, oltre che con esemplari isolati anche le Isole Selvagge, e alle Azzorre, dove popola tutte le isole. 

Oltre che nel suo areale originario, il canarino è stato introdotto con successo in numerosi altri luoghi, dove generalmente si è ambientato con successo: è il caso dell’atollo di Midway, dove è presente fin dal 1911 (mentre i tentativi d’introduzione sul vicino atollo di 

Kure non hanno dato buon esito) e di Porto Rico, mentre la popolazione di canarini introdotta alle Bermuda nel 1930, sebbene stabilitasi ottimamente ed in crescita, ha sofferto della quasi scomparsa del ginepro locale, scomparendo negli anni ’60. 

L’habitat originario dei canarini è rappresentato dalla presenza di radure erbose e cespugliose: questi uccelli, tuttavia, si adattano ad una grande varietà di ambienti, dalle dune sabbiose con presenza di cespugli alle pinete, dimostrandosi molto tolleranti alla presenza umana ed anzi eleggendo molto volentieri a propria dimora le piantagioni di alberi da frutto, i giardini ed i parchi delle aree suburbane. Sebbene abitatori delle aree sul livello del mare, questi uccelli possono essere osservati fino a 760 m di quota a Madeira, fino a 1100 m di quota alle Azzorre e ad oltre 1100 m alle Canarie. 

In cattività 

Il serinus canaria è stato addomesticato dall’uomo almeno dal XVII secolo. Viene allevato come animale da compagnia – generalmente all’interno di gabbie o voliere. 

A differenza dell’animale selvatico, il canarino domestico è stato selezionato, nel tempo, in centinaia di varietà e di razze diverse, che presentano i colori più svariati. 

A seguito di queste selezioni il Canarino Selvatico è stato abbandonato alle selezioni in cattività e solo negli ultimi anni grazie all’introduzione dei soggetti delle canarie da parte dell’allevatore-giudice Guerino Peron ha ripreso e riottenuto l’apprezzamento degli allevatori. Ultimamente grazie alla perseveranza nel portare avanti il progetto riproduttivo di Canarini Selvatici delle Canarie in cattività, un gruppo di allevatori guidati da Pasquale De Maio fondatore del Club Italiano del Canarino Selvatico ha rivivacizzato l’interesse per questo bellissimo canarino capostipite di tutti i soggetti oggi allevati in cattività, con lo scopo di preservare la specie con allevamento in purezza ed evitarne fraudolenti meticciamenti grazie anche alla FOI che attraverso il CTN di riferimento sta salvaguardando la specie. 

Obbiettivo primario del Club raggiungere ed ottenere lo standard e nel 2020 la sua prima mostra specialistica. 

Per info: www.clubcanarinoselvatico.it 

Il Presidente del Club

Pasquale DE MAIO

La conservazione degli Psittacidi 

I pappagalli risultano essere senza dubbio tra gli uccelli più conosciuti, amati e desiderati in cattività. La loro presenza nelle case di amatori ed allevatori è ormai una consuetudine da ben più di un secolo, ma ci siamo mai chiesti come se la passano le popolazioni selvatiche? 

Un dato su tutti che risulta essere già di per sé allarmante è : l’ordine Psittaciformes (i pappagalli, appunto) il quale dimostra essere in natura, il più danneggiato tra gli uccelli del mondo, e all’interno di esso, (quasi il 30% delle circa 390 specie esistenti oggi) è classificato come “danneggiato in natura” da IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura). 

L’emergenza globale esistente deve però essere necessariamente valutata e affrontata in maniera diversa a seconda del target, fermo restando che una tra le più grandi minacce in assoluto per i pappagalli selvatici sia la deforestazione e la conseguente perdita di habitat naturale. L’antropizzazione sempre più invasiva in un pianeta ormai divenuto “piccolo” ha causato il crescente sfruttamento delle foreste per l’agricoltura intensiva, per l’estrazione commerciale di minerali, per i pascoli destinati al bestiame in genere, rendendo così durissima la vita di alcune specie particolarmente sensibili a determinati ecosistemi.  

Una seconda piaga per i pappagalli sono state le catture per scopo commerciale che nelle passate decadi hanno ridotto in maniera pesante il numero degli animali selvatici. Prima dell’entrata in vigore della CITES (Convenzione Internazionale sul Commercio delle Specie Minacciate), i prelievi in natura sono stati incontrollati e la domanda da parte dei paesi “ricchi” ha esercitato una grossa spinta per esportare centinaia di migliaia di soggetti da parte dei paesi meno sviluppati. 

Possiamo affermare che entrambe le sopracitate cause, congiuntamente, siano la principale spiegazione del decremento di popolazioni di pappagalli che oggi rischiano davvero l’estinzione.  

Un esempio sono i pappagalli indonesiani e del sudest asiatico in genere, quali il Cacatua sulfureo (Cacatua sulphurea), Cacatua delle palme (Probosciger aterrimus) varie specie di lori e lorichetti (Trichoglossus forsteni mitchelli, Eos histrio, Lorius garrullus, solo per citarne alcuni). Alcune specie danneggiate in questa zona, oltre ad aver avuto una perdita di habitat, possono disporre di territori molto ridotti vista la geofisica del luogo, suddiviso com’è in tante piccole isole separate da larghi tratti di mare. Come se non bastasse, le popolazioni locali spesso ricorrono al bracconaggio dei nidi per ottenere pappagalli da compagnia e questo non fa che peggiorare la situazione. 

In Australia non va molto meglio e diverse specie sono a grosso rischio, tra cui: il Cacatua di Carnaby (Calyptorhynchus latirostris), vittima spesso della siccità e della perdita dei siti di nidificazione, il Parrocchetto veloce (Lathamus discolor) e il Parrocchetto delle rocce (Neophema petrophila). In Nuova Zelanda il Kakapo (Strigops habroptilus), straordinario esempio di diversità nel mondo dei pappagalli, paga lo scotto dell’introduzione di gatti e roditori da parte dei primi colonizzatori, così si trova letteralmente decimato e sull’orlo dell’estinzione. 

In Africa possiamo citare il Pappagallo cenerino (Psittacus erithacus) esportato in numeri esorbitanti, il Pappagallo del Capo (Poicephalus robustus), il quale vede scomparire le foreste di Podocarpus da cui dipendono in Sudafrica, o gli ormai famosi Inseparabili dalle guance nere (Agapornis nigrigenis) che perdono i loro alberi di Mopane. 

Nel continente americano le cose non vanno meglio: in Brasile orientale si è perduta definitivamente l’ultima Ara di Spix in natura (Cyanopsitta spixi) e in cattività si cerca di risalire la china dalle circa 200 rimaste nei centri specializzati. Altre grandi ara faticano notevolmente a sopravvivere: l’Ara ambigua (Ara ambiguus) in Costa Rica, l’Ara di Lear (Anodorhynchus leari) nel cerrado brasiliano, l’Ara fronte rossa (Ara rubrogenys) e l’Ara gola azzurra (Ara glaucogularis) in Bolivia, l’Amazzone del Brasile (Amazona brasiliensis) nella foresta atlantica e le altre grandi amazzoni nelle minuscole foreste caraibiche (Amazona imperialis; Amazona guildingi; Amazona arausiaca; Amazona vittata), i grandi e piccoli conuri (Guarouba guaruba; Ognorhynchus icterotis; Pyrrhura orcesi; Pyrrhura griseipectus; Pyrrhura viridicata; Eupsittula euops). Tutte queste specie citate fronteggiano attualmente la contrazione dell’habitat, la perdita delle piante essenziali da cui dipendono, ma anche le catture illegali. 

Vi è da segnalare che ogni singolo caso presenta delle criticità legate al territorio, al clima e alle calamità della zona (siccità, uragani, incendi, ecc..), alla politica e alle leggi locali, all’educazione ambientale e alle tradizioni popolari, alla possibilità di impiantare centri di recupero e riabilitazione. Insomma, le singole situazioni sono molto diverse e possono essere affrontate dai conservazionisti solo attraverso studi approfonditi da un alto grado di specializzazione. 

Mariano PISCOPO