Vorrei incominciare a parlarvi di genetica, non di quella universitaria, ma più semplicemente quella che muove i fili e si nasconde dietro i fenotipi dei nostri meravigliosi animali.
Certo, potrei mettermi a studiare tomi su tomi, ma credo che uno degli aspetti più importanti e da cui voglio iniziare il discorso sia proprio la VISTA.
D’accordo tutti la possediamo in dono, se la sfortuna non ci ha penalizzato… ma una domanda sorge spontanea: vediamo tutti alla stessa maniera?



Sicuramente è un discorso complesso eppure sono convinto che davanti ad un colore, una rifrazione, un bagliore, la vista dei dettagli non è uniforme, non è omogenea, non è per tutti alla stessa maniera. Ma cosa c’entra ciò con la genetica dei canarini. Probabilmente non molto, ma mi occorre per spiegare che tante sfaccettature dei fenotipi sono strettamente legati a ciò che vediamo. Per cui, tralasciando la genetica accademica, posso dirvi che mi appassiona trovare delle risposte attraverso i fenotipi, che in verità non sono altro che la trasparenza del genoma di cui un canarino si compone.
Quando è nato nel nostro allevamento la denominazione ALL BLACK, questa era un processo avviato già da alcuni anni prima, perché l’occhio ci suggeriva che la genetica di quegli esemplari avesse qualcosa di diverso, esattamente qualcosa in più per poter arrivare chissà dove. In tutta onestà, nel nostro allevamento gli occhi sono quattro, perché credo di aver ereditato abbastanza da mio padre. Poi, improvvisamente sono diventati sei, perché si sono aggiunti quelli di quel tizio che noi preferiamo chiamare Maestro (omissis, ma tanto sapete chi è).
E così è incominciata l’avventura che altro non era che un’esperienza basata su dei dettagli minuscoli, talvolta esattamente delle sfumature o effetti di luce e controluce.
Incomincerò la mia trattazione sulle selezioni e sui fenotipi partendo proprio da questo presupposto: ALLENATE L’OCCHIO AD OSSERVARE e magari chiedete a chi è con voi se vede la medesima cosa, esattamente quella sfumatura, quella particolare rifrazione ottica, sono tutti indizi che servono alla nostra disciplina, alla nostra ricerca, sia che allevate per diletto o per finalità sportive. Oppure che vogliate cimentarvi nella ricerca di qualcosa di innovativo o semplicemente di diverso.
Vi ricordo che l’aspetto sostanziale dell’ornitologia sportiva viaggia sui concorsi, ma alla lunga crea un gioco statico e ripetitivo, un concorso che l’indomani non ha più senso perché già si pensa al prossimo, ed è bello anche così.
Ma, vuoi mettere il partire da un’intuizione, incominciare un percorso che non sai dove conduce, soltanto guidati dagli occhi, ed arrivare a dire: “questi esemplari sono diversi, non sono il Nero classico, o l’evoluzione di essi. Hanno qualcosa in più, per distinguerli li chiamiamo ALL BLACK, tanto per distinguere due strade”.
Ci lavoriamo per più di un decennio, e adesso nel mondo intero si dice: “ALL BLACK”, riferendosi esattamente ad un’originaria intuizione.
Tra poco vi parlerò proprio di ALL BLACK, ma voi ricordatevi di allenare la vista perché non tutto quello che appare Nero è uniformemente Nero.
Come anticipato, intraprendo da questo punto la trattazione della “selezione genetica” parlando del canarino ALL BLACK, sottolineando come la selezione, nella Canaricoltura di Colore, sia una costante scoperta. Essendo partiti da quattro tipi base, attraverso gli anni si sono verificati parecchie mutazioni, o più semplicemente, diversi fenotipi a cui sono stati associati degli standard di eccellenza, per cui abilitati ai concorsi espositivi.
Con la manifestazione dell’ALL BLACK, tuttavia, è incominciata una nuova evoluzione, come fosse una nuova era (ne parleremo nei prossimi interventi). Probabilmente, è l’ultimo arrivato (parlo di fenotipo, perché a proferire di mutazione si scatena sempre un pericolo, come andare a mettere le mani in un nido di vespe). Infatti, anche se è collocabile tra gli ultimi fenotipi raggiunti, esso ha un potere stravolgente che andrò a valutare man mano che mi addentro nella trattazione. Come anticipato, non sono specializzato in genetica, ma la pratica della Canaricoltura di selezione comporta l’attenzione verso le manifestazioni esteriori che sono la rappresentazione eloquente del latente genotipo. Di interessante, con l’ALL BLACK, oltre alla bellezza che è la strada per ottenere il tanto ricercato Canarino Tutto Nero, si è sperimentato come sussista un ulteriore comportamento genetico che è determinato dai “fattori di incremento”. È una conquista, una sorprendente nuova conquista, perché dimostra come i processi di produzione delle melanine non siano effetti controllabili, o meglio lo controlliamo se vogliamo restare dentro dei costrutti, definiti dalle linee degli “standard”.
È possibile stabilire come il processo della produzione delle melanine sia la risultanza di due componenti: una produzione quantitativa, collegabile ad una qualitativa. Va da sé intuire che per quest’ultima ci si può dedicare alla selezione della migliore purezza delle melanine, ed essendone due, nello specifico si parlerebbe di eumelanine, nera e marrone. Per ottenere il miglior risultato di rifrazione lucida è preferibile tentare di selezionare la eumelanina nera in purezza, evitando interferenze ottiche con la marrone che, di contro produce un maggiore assorbimento della luce, per cui un effetto opaco. Ma, l’esperienza ci suggerisce che per arrivare, almeno in uno step iniziale, al Canarino Tutto Nero è consigliabile seguire la selezione quantitativa di entrambe le melanine, così da forzarne la distribuzione e la profondità del colore, andando ad estendere la distribuzione sulle aree più ampie possibili del mantello. La prima deduzione sulla possibilità di estendere la distribuzione su aree più estese ci balenò dall’analisi attenta dei mosaici che hanno, come caratteristica, delle zone di elezione privilegiate per il lipocromo. Il fatto che tali aree venissero coperte dalle melanine ha già dimostrato che è possibile andare oltre, soprattutto perché si è capito che le melanine si localizzano sulla parte superiore della piuma, e da qui si è ottenuto sempre di più, andando a privilegiare quegli esemplari che palesavano suddetta prelazione. Quindi, non tutti gli esemplari sono predisposti a tale raggiungimento, e questa considerazione ha fatto intuire che con tale selezione mirata si andassero ad isolare dei geni che favoriscono il processo di maggiore melanizzazione. Parliamo appunto di “fattori di incremento”.
Grazie per l’attenzione
Alex Montanaro
